Americani Comics Interviste

Quattro chiacchiere su Black Science con Matteo Scalera – #ECSEI

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Simone di ToChio
Written by Simone di ToChio

Abbiamo già avuto modo di parlare di Black Science, titolo edito da Image in america e da BaoPublishing in Italia; una saga che incuriosisce e appassiona, scritta da Rick Remender (Uncanny Avengers, Capitan America) con i disegni di Matteo Scalera. Proprio con quest’ultimo, a EtnaComics 2016, abbiamo scambiato quattro chiacchiere sulla serie. Ecco cosa ci siamo detti:

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Parliamo di Black Science e del suo contesto fantascientifico, un argomento spinoso e complicato da ripresentare, dato che comunque in tanti hanno provato negli ultimi anni, dopo il filone anni 80/90, a riproporlo in maniera completamente nuova, fresca. Black Science è fantascienza, ma in maniera nuova: il protagonista non è il solito protagonista.
Sì, certo, di sicuro non è un protagonista al quale ti affezioni subito, come succede con tutte le persone un po’ complicate; hai bisogno di imparare a conoscerlo pian piano. Poi Black Science è una serie non esattamente corta: si pianifica di avere intorno ai 36/37 numeri, comunque vicina ai 40 numeri, quindi ci vuole tempo per capire e, all’inizio, è facile che il protagonista non piaccia. Mi ricordo che, quando sono usciti i primi numeri, in molte recensioni si parlava del fatto che non venga amato molto; poi, però, ti cominci a relazionare a lui e a capire che è umano ed è questo il bello: mostra il suo lato umano e quindi, alla fine, il lettore comincia ad empatizzare con lui proprio per questo.

Ciò che mi piace, appunto, di Black Science è che la fantascienza è una maschera per celare quelli che sono i lati nascosti dell’animo umano; vediamo, per esempio, gli effetti dell’abbandono, che è grande protagonista del primo volume.
Esatto, assolutamente. Hai colto nel segno. La fantascienza è un pretesto, un modo per rendere appetibile la storia; perché sì, ci sono i viaggi interdimensionali e quindi, com’è facilmente immaginabile, ci sono continui cambi di ambientazione –  sostanzialmente il riferimento è Lost in Space -però questo, come nelle cose che vanno adesso, ad esempio The Walking Dead, è un contorno, un presupposto che fa scatenare i lati estremi dell’animo umano. Quindi, in realtà, il lettore comincia ad appassionarsi alla serie per vedere come i personaggi evolvono, messi di fronte a situazioni di estremo pericolo.

Qui la fantascienza e le multi-dimensioni sono un contesto, come in The Walking Dead il contesto è l’apocalisse zombie.
Il contesto scatenante di tutto! In realtà, Black Science, pur essendo fantascienza, è estremamente, autobiografico, non per quanto riguarda me, ma Rick Remender. Lo so perchè ormai siamo amici, lavoriamo fianco a fianco da tanti anni.

Com’è stato dare forma all’immaginazione di Remender?
Bè, in realtà non è stato nuovissimo per me perché avevamo già lavorato assieme su una run di 8 numeri di Secret Avengers per la Marvel, quindi c’era già dell’intesa. Tornando al discorso di prima, la serie è molto autobiografica perché il protagonista, Grant McKay, ha molte cose in comune con lui e man mano ci si accorge che si parla proprio della difficoltà di essere un genitore e di riuscire a conciliare quelle che sono le proprie ossessioni anche positive – ad esempio il lavoro in cui credi e in cui investi un sacco di energie tutti i giorni – alla cosa più importante della vita che è la famiglia. Quando un uomo viene messo alla prova e deve scegliere fra le due cose…lì il gioco si fa duro e Black Science parla fondamentalmente di questo.

Volendo fare una distinzione tra buoni e cattivi, secondo te chi rappresenta il male in questa storia?
Bè, in realtà la cosa secondo me carina è che il male e il bene sono dentro allo stesso protagonista e a tutti i personaggi. Anche quello che, inizialmente, sembra cattivo, poi mostra che non è cattivo per il gusto di esserlo, ma ha delle ragioni ed è questo che differenzia le serie Image e in generale le nuove correnti fumettistiche; non c’è una distinzione così netta tra bene e male.

Ciò che mi ha colpito di più è che è come se si lottasse contro il destino. Poi, ovviamente, c’è un mondo, un contesto completamente fantastico che viene continuamente stravolto con l’espediente delle dimensioni, spingendo al massimo sull’acceleratore della fantasia e portando il lettore a non sapere mai cosa aspettarsi, pagina dopo pagina.
Assolutamente, hai di nuovo colto nel segno.

Continuerai a disegnare per Black Science?
Assolutamente, quello è il progetto. Ho rifiutato ultimamente molte altre offerte per essere concentrato su Black Science. In passato tenevo anche botta su due serie mensili alla volta quindi si trattava di fare anche 45 pagine, ma ho deciso di non farlo più proprio per avere tutto il tempo a mia disposizione per concentrarmi e fare il meglio possibile solo su questa serie. Adesso sto lavorando al numero 25, quindi ho ancora da realizzare una dozzina di numeri il che vuol dire circa un anno e mezzo di lavoro in cui sarò solo ed esclusivamente concentrato su quello. Mi ha assorbito, anche questa è una piccola ossessione.

Sei dentro la dimensione di Black Science. Complimenti Matteo, io ti ringrazio tantissimo per aver condiviso con noi il tuo sapere, la tua esperienza.

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Simone di ToChio

Simone di ToChio

NERD Patologico.
Fondatore della redazione ToChio e coordinatore del Gruppo.

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