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Heroes Reborn 1×13 — Project Reborn

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Anna Maugeri
Written by Anna Maugeri

Ebbene sì, dopo tante settimane Heroes Reborn è ufficialmente finito, terminato, giunto al capolinea e voi potete pure leggere quanto segue, ma attenti agli spoiler: mordono.

Come è consuetudine, facciamo prima un recap dell’episodio.

Sono da poco scoccate le undici e ad ogni minuto che passa l’umanità si avvicina alla fine, spazzata via da due brillantamenti solari. Il tempo stringe, Erica Kravid sa bene di non poterne sprecare neppure un secondo e puff!, un battito di ciglia ed eccola lì: Gateway, 7957 anni nel futuro. Il potere di Tommy teletrasporta tutti, ma proprio tutti… tranne Phoebe, lasciata indietro perché Erica non voleva gente con i capelli unti nella sua nuova città. Ovviamente la ragazza non è la sola ad essere rimasta nel presente e, se da una parte troviamo il quartetto Carlos-Farah-Jose-Micah impegnato ad aiutare le vittime di un incidente, dall’altra abbiamo Luke, Malina e Quentin, giunti intanto nella desolata “vecchia” Gateway. La prima eruzione solare si sta già manifestando e serve immediatamente un eroe per fermarla: se non è Malina e non può essere Quentin, quindi rimane solo… Luke. Senza troppi giri di parole e senza più nulla da perdere, Luke Collins accetta il suo destino e sparisce insieme al brillantamento. Dal momento che numerosi detriti spaziali iniziano a cadere dal cielo (ed entrano in acqua facendo meno schizzi di un tuffatore cinese, dicono su Twitter), Quentin e Malina corrono a rifugiarsi all’interno della Torre dell’Orologio. Ma, ehi, mica sono soli: Phoebe se ne stava nascosta lì ad aspettare chissà cosa e, a seguito di uno scontro, è proprio Quentin a farla fuori sparandole contro qualche pallottola. Wow Q., allora eri davvero serio quando affermavi che quella non fosse più tua sorella…

hr ericaSe Malina arriva al suo appuntamento in anticipo, la stessa cosa non può dirsi per Tommy, rinchiuso dentro Evernow e occupato a cercare una via d’uscita tra corridoi così bianchi e uguali e infiniti che ci sarebbe da perdere la testa. E il ragazzo sembra quasi uscire di senno quando si ritrova faccia a faccia con una copia di se stesso, la quale lo esorta a ricordare. È difficile, ma non impossibile, e uno dopo l’altro Tommy rivede Claire, Emily, Hiro… e viene messo anche di fronte alla dura realtà dei fatti: la forza scatenata dall’unione dei poteri dei gemelli finirebbe per annientarli se non ci fosse un tramite disposto a sacrificarsi pur di dividerli. Liberato da Ren che grazie ad Otomo è entrato in Evernow e ha combattuto la sua ultima battaglia al fianco di Katana Girl, Nathan (alè, adesso si chiama ufficialmente così) non sembra troppo preoccupato di trovarsi di fronte una Erica pericolosamente armata. Bitch please, che senso ha puntare una pistola contro un adolescente che può sdoppiarsi e piegare il tempo e lo spazio a suo piacimento? Più che una retta, il tempo è tutto un wibbly wobbly timey wimey stuff: il figlio di Hiro Nakamura (o del Dottore?) ha imparato bene la lezione. E così Nathan1 resta nel futuro, congela il momento, spedisce tutti altrove e fa ciao-ciao ad Erica, futurezonata una volta per sempre. Perdonatemi, ma l’espressione della Kravid è troppo bella per non essere rivista ancora e ancora e ancora.

Nathan2 intanto torna indietro ad aiutare la sorella, ma il loro primo tentativo di respingere l’eruzione fallisce miseramente: appunto, serve un tramite. Avanti, sappiamo benissimo di chi si tratta. E Noah non ci delude: sapendo comunque di dover andare incontro alla morte e deciso com’è a non lasciarsi sfuggire il suo dignitoso momento eroico, egli ci dimostra, ancora una volta, che non servono necessariamente dei superpoteri per salvare l’umanità e che possedere abilità speciali non crea automaticamente degli eroi. Sprigionando una forza mai vista prima, i Bennett riescono così a salvare il mondo intero e Noah può spirare in pace, dopo aver ripetuto ai suoi nipoti quanto sia orgoglioso di loro.

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Passano tre mesi e nessuno sa ancora chi siano stati gli EVO che hanno evitato la catastrofe *Tony Stark non approva*, e mentre la polizia prosegue le sue indagini, nelle sequenze immediatamente successive ci viene mostrato che fine abbiano fatto i nostri protagonisti: Quentin è stato arrestato; la Miko in carne e ossa si è finalmente risvegliata e ha fatto ritorno in Giappone insieme a Ren e al padre; Carlos e Farah combattono il crimine fianco a fianco; Tommy lavora in gelateria insieme ad Emily e Malina ha infine iniziato il liceo.

Fine.

O forse no.

L’episodio, la stagione, la serie stessa termina con un clamoroso cliffhanger che lascia tutti più o meno amareggiati e perplessi: il padre dei gemelli sta tornando e non appare troppo incline a baci e abbracci. Okay, ma chi è costui?

Sulle prime il web ha urlato e si è scagliato con forza contro questo finale troppo aperto e anche io ho ne ho mandate quattro al signor Kring, ma la recente notizia in cui lo showrunner afferma che “Ci sarà dell’altro” ha immediatamente rassicurato una parte dei fan. L’altra invece continua a dirsi delusa da una serie così nettamente inferiore a Heroes e gli ascolti non troppo entusiasmanti del sequel appena terminato sembrano confermare questa tendenza.

 Personalmente non posso certo dire che Heroes Reborn sia stata la migliore  serie che abbia mai visto e ammetto che, sotto certi punti di vista, non ha  nemmeno raggiunto le mie aspettative: questi tredici episodi hanno  continuato a farsi avanti tra alti e bassi, alternando ovvietà di cui  avremmo potuto fare a meno a veri colpi di genio che ci hanno spinto a  sperare per il meglio. È vero che gli effetti speciali non erano il massimo e  che certi personaggi sono risultati inutili, mediocri e “a senso unico”; però  non mi sento di bocciare il tutto, la serie ha sicuramente avuto i suoi  pregi. Di per sé l’idea di inserire i figli di un’eroina già tanto amata come  Claire era buona; anche la vicenda relativa a Miko ed Evernow, con tanto di  riproduzione del mondo virtuale, è risultata parecchio interessante. Un  ruolo importante è stato poi giocato da tutti quegli intrallazzi temporali che  hanno reso più dinamica la storia; da questa prospettiva una svolta è stata  rappresentata dal settimo e dall’ottavo episodio (con ogni probabilità i più  riusciti) che hanno fatto chiarezza su una trama inizialmente confusa e che  hanno introdotto il famoso e delicato “tema delle farfalle”. A dirla tutta  sono diverse le tematiche affrontate dalla serie: la perdita, la  discriminazione razziale, la manipolazione dell’opinione pubblica attraverso  i mezzi di comunicazione, il sentirsi inadeguati e la ricerca di un proprio  posto nel mondo sono forse le più evidenti.

Nonostante la mia tanto auspicata reunion dei protagonisti sotto uno stesso tetto non si sia verificata (e mi viene in mente solo adesso che alcuni di loro non si sono mai incontrati), la storia di questi eroi merita ancora un’altra occasione, soprattutto adesso che ci sono tutte queste domande a cui rispondere; e diciamocela, gli sceneggiatori se la sono giocata proprio bene questa carta finale. Insomma, chi ha aiutato Claire a procreare i gemelli? Hiro è davvero morto? Perché Angela Petrelli era ringiovanita nell’ultima scena? Parkman è ancora bloccato dentro la sua auto? Che fine ha fatto Taylor? E Brad, il ragazzo di Emily che tutti sembrano aver dimenticato (persino lei)?

Sostanzialmente Project Reborn mi è piaciuto e ho trovato giusto persino mandare al rogo Luke, uno dei miei personaggi preferiti: la sua non era una storia principale, ma è stata ben costruita e l’interpretazione di Zachary Levy ha dato giustizia al personaggio. In generale non ho nulla da ridire sul cast, anzi, le mie lamentele si rivolgono più a certi aspetti della caratterizzazione dei vari personaggi. E resta sempre il “caso Carlos”: quanto tempo gli hanno dedicato in questo finale, quarantacinque secondi? Un minuto? Capisco che sia complicato gestire più fili narrativi contemporaneamente e che non tutti i personaggi possano emergere allo stesso modo, ma continuo a sostenere che El Campeon avrebbe potuto/dovuto essere sviluppato di più e molto meglio di così; magari avrebbe finito per farmi anche simpatia, chi può dirlo.

Può darsi che Heroes Reborn non abbia stregato i più, ma il messaggio che continua a ripeterci in modo quasi ossessivo è forte, importante, e l’abbiamo ben recepito:

Quindi vuoi sapere chi sono [gli eroi]? Guardati allo specchio: sono te. Sono me. Nel nostro giorno migliore.

Persino salvando una cheerleader si può salvare il mondo.

Ora tutto ha più senso.

 

hr end

About the author

Anna Maugeri

Anna Maugeri

Studentessa di giorno, fangirl accanita di notte.
Per la maggior parte del tempo scrivo, leggo, guardo film e aspetto di essere reclutata da un matto con una cabina telefonica blu.
Mi piacciono il the alla vaniglia, i temporali e ho un’ossessione per tutto ciò che riguarda le stelle.

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