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Polpette Spaziali – Craig Thompson

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Quando uno scrittore di fumetti (perché di scrittori pur sempre si parla, soprattutto in questo caso) si allontana dalle luci della ribalta per qualche anno, l’attesa per scoprire cosa bolle in pentola è sempre considerevole. Se poi si tratta di qualcuno che in passato ci ha abituati fin troppo bene ai suoi lavori, allora le aspettative aumentano esponenzialmente. Ma se ti chiami Craig Thompson e negli ultimi anni hai fatto parlare di te grazie a storie per le quali si potrebbero scrivere veri e propri trattati o saggi sull’amore, la religione o la semplice quanto complessa ragion d’essere, chiunque – detrattori e non – ti aspetterà al varco con la pretesa di trovare il fumetto definitivo tra le mani. E così accade davvero! Ma non esattamente in quest’ordine.

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Quando acquisto Polpette Spaziali a Lucca, la voglia di leggerlo è imparagonabile a qualsiasi altro fumetto trovato in fiera. E come pensare che non sia così, visto che stiamo parlando di uno dei più importanti fumettisti della scena internazionale; una di quelle poche persone in grado di farti esplodere testa e cuore, ragione e irrazionalità, semplicemente facendo un uso non troppo sofisticato di frasi a effetto e disegni pseudo cinetici.

Ma quei mattoni da 3-400 pagine confezionati da Rizzoli Lizard, come ben pochi prodotti sul mercato potreste mai avere la fortuna di trovare, riescono ad aprire una voragine nel petto anche nella persona più fredda e distaccata. Non tutte le ciambelle escono col buco, però.

I detrattori di Thompson escono fuori più numerosi che mai e la sua ultima fatica sembra non soddisfare i desideri di tutti. Infantile, poco originale, privo di personaggi capaci di bucare le tavole e figlio di una parte grafica che da sola non riesce a sostenere il peso di tutto il resto. E quindi? Se i fumetti brutti fossero come questo, sarei in grado di baciarmi le natiche come ridere.

Leggersi questa storia dopo aver sentito le peggio cose, è stata la scelta migliore che potessi fare, potendo così approcciarmi a questo racconto nel modo meno pretenzioso possibile. D’altronde basta dare un’occhiata veloce alla trama per decidere di orientarsi verso altro. E allora perché ritenere che il viaggio spaziale della piccola Violet alla disperata ricerca del padre non dà nessuno spunto di riflessione? Forse la maturità respirata a pieni polmoni in Blankets o Habibi e l’infinità sensibilità che ti lacera l’anima di Addio, Chunky Rice erano sono stati il picco a cui un autore può anelare nella sua carriera.

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No, per me il vero Craig Thompson è proprio questo. Farti rivivere il primo grande amore o la difficoltà di una separazione sono la punta dell’iceberg. Come si può far passare gli stessi concetti uniti a tanti altri di uguale o addirittura superiore importanza ad un pubblico di giovani e giovanissimi? Io, ragazzino di 10/12 anni, che ho la pretesa di leggermi un tomo di oltre quattrocento pagine voglio rimanere colpito da due cose: testi netti – capaci di spiegare concetti non sempre di facile comprensione in poche righe – e colore. Tanto colore.

Craig Thompson si supera in entrambi gli aspetti, curando in maniera maniacale tutto ciò che deve saltare all’occhio in un attimo. E se poi a fianco hai il pluripremiato Dave Stewart che ti rende tutto più tridimensionale, la discesa è veloce. Ma quello che mi ha fatto davvero apprezzare questo titolo sono stati paradossalmente le tematiche, considerate dai “puristi” troppo semplicistiche e affrontate con un’impronta superficiale. Amicizia, bullismo, famiglia, avventura, tutto letto in chiave umoristica e infantile. Ma per quanto mi riguarda, nel senso più positivo che si possa dare a questa parola.

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Viene tolto quello che un ragazzino non cerca o comunque non capirebbe e allo stesso tempo mette alla prova gli addetti ai lavori più adulti che hanno così l’opportunità di vedere il tutto da una nuova prospettiva.

Una storia che letteralmente prende il volo e non fa più rimettere i piedi a terra, ti riporterà indietro nel tempo, facendoti vivere tutte le difficoltà che si prova da bambini.

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La conclusione non poteva non essere un trionfo dei buoni propositi, esattamente come ci si aspetta da una bella favola. Ma si sa, le favole – quelle belle davvero – vengono stravolte e cambiate per soddisfare il volere dei più. Ed è così che gli scrittori diventano “semplicemente” dei fumettisti.

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About the author

Dario Moretti - AmicoRayleigh

Dario Moretti - AmicoRayleigh

28 anni. Ferrarese doc. Sport & comics inside.

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